di Giovanna Rossiello
Per il progetto "Schienadritta" credo che sia necessario lavorare contemporaneamente su tre livelli: fare iniziative fuori della Rai . Vi ricordate gli anni di "Abbonato alza la voce?"
Ecco "Schienadritta " dovrebbe saper parlare con onestà alla gente, ai cittadini che pagano il canone , ascoltare le sollecitazioni che vengono dal mondo più impegnato delle Ong, del non profit, delle associazioni che ogni giorno offrono spunti per inchieste, servizi, approfondimenti sulla pace, la tolleranza, l'integrazione, i diritti, la globalizzazione , l'ambiente, argomenti che purtroppo non hanno diritto di cittadinanza nella prima e nella seconda rete, nei notiziari del tg1 e del tg2 o della radio. Scrive bene Lella Marzoli , non tutti noi di "Schienadritta" ci rendiamo conto fino in fondo del deserto creato in redazione dalle bombe al napalm tirate dalle direzioni di questi corpi redazionali . Il risultato è una grande solitudine, una enorme sofferenza, un senso di impotenza che fa star male chi in questi anni non ha piegato la schiena né da una parte né dall'altra ma ha lavorato ai contenuti di un'altra informazione possibile. Ma - come diceva Taillard de Chardin : Siamo alla preistoria dell'Umanità. Anche se ancora possono lavorare pochi inviati , anche se pochi redattori fanno buone inchieste il tutto si perde nel vuoto di una informazione omologata. Un articolo sul Corriere della Sera di qualche giorno fa si chiedeva "Che fine hanno fatto i duri e puri della Rai?". Ora pur essendo buona la provocazione il punto è adesso quello di lavorare a testa bassa ad un progetto per un'altra Rai possibile. Senza vuoti protagonismi individuali che non ci portano da nessuna parte. 2. Dobbiamo lavorare per riconoscere i criteri di notiziabilità di un fatto. Lavorare su di noi e spiegare cosa intendiamo per "mai più così". Non è solo colpa della politica. Un'analisi approfondita sui tanti errori fatti nel passato , anche recente, sulle connivenze da parte di troppi protagonismi individuali deve venir fuori per essere tutti noi credibili in un confronto ravvicinato con la società civile e la politica. Andrea Purgatori al teatro dell'Orologio ha insistito più volte sul fatto che il deserto dell'informazione riguarda tutta la stampa non solo noi della Rai. Anzi credo che "Schienadritta" dovrebbe essere in prima fila per una riflessione , il più allargata possibile, sull'informazione che non c'è con tutti i colleghi della carta stampata ,delle tv , delle pubblicazioni del non profit in un tavolo di confronto permanente sulla notizia. Confronto, che per quanto riguarda Roma, era iniziato a Stampa Romana con il tavolo di confronto Media e Società. Si potrebbe ripartire da lì allargando il più possibile a tutte le testate generaliste che sono al massimo della sofferenza , ma anche ai lavoratori della Rai e dello spettacolo. 3. Dopo aver fatto chiarezza su questi due punti si potrà dare un "segnale forte " come "Schienadritta". Per esempio credo che la costituzionalizzazione del servizio pubblico sia un argomento forte sul quale - nonostante l'inatteso no di Don Vinicio Albanesi al teatro dell'Orologio - lavorare insieme al mondo del non profit. Così come "lo statuto dell'impresa dell'informazione " proposto da Seghetti credo che sia altro importante terreno di lavoro. Dobbiamo agire come "moltiplicatori intellettuali " di un'altra Rai è possibile . Riprendiamo ed allarghiamo l'esperienza del Comitato diritti Utenti dell'Usigrai. Ripartiamo dal percorso tracciato nella Sede Permanente di confronto Rai-associazionismo di Torino. Lavoriamo al Contratto di Servizio . L'attuale Contratto scade alla fine del 2005. Confrontiamoci con la società civile organizzata e con la politica sui controlli, le verifiche e le sanzioni che deve prevedere un vero Contratto di Servizio che fa della missione sociale il punto centrale del Servizio Pubblico. Recuperiamo il senso di identità del Servizio Pubblico. In termini di educazione alla democrazia, per la qualità della nostra democrazia . Un vero Contratto di Servizio non può fare solo riferimento agli indici di ascolto ma anche al gradimento dell'informazione prodotta dal Servizio Pubblico che, dai tempi del maestro Manzi di "Non è mai troppo tardi" in avanti e' il più potente elemento di connessione tra la gente perché crea identità. Come ha scritto Curzi, neo Cda Rai , "una brutta tv , una brutta Rai fanno male al mercato e allo Stato, all'abbonato e al cittadino, alla nostra democrazia repubblicana. Oggi una bella tv , una bella Rai è decisamente alternativa e pure di successo. Scusate se è poco". Proviamoci insieme.


