di Michele Mezza
la notizia del nuovo progetto di Tv mobile di Sky , in collaborazione
con Vodafone, insieme all'annuncio di Nokia sul varo di una propria
televisione cellulare, ci conferma che siamo ad uno snodo decisivo per
il mercato della comunicazione televisiva. Infatti se la dimensione
mobile diventa un vincolo per la Tv , e se le forme di connessione e
distribuzione si evolvono sempre più verso modalità wireless, allora
dobbiamo constatare che l'intero mondo dell' audiovisivo, e in
particolare quello della televisione, stia per essere annesso al ciclo
delle telecomunicazioni. più semplicemente le società di
telecomunicazioni stanno diventando i nuovi editori multimediali. La
cosa pone varie ordini di problemi. Il primo riguarda gli assetti
proprietari e di gestione: la Tv tende sempre più a diventare una
commodity delle telecomunicazioni, in tutti i sensi. I principali
gruippi televisivi, tran nazionali come Murdoch o locali,come Rai e
Mediaset, saranno sempre più subordinati alla catena del valore delle
TLC, fino ad esserne fagocitati. Il secondo aspetto riguarda il sistema
delle garanzie e dei valori: infatti se la comunicazione audiovisiva-
sia nell'eccezione dell'intrattenimento che in quella
dell'informazione- diventa uno dei tanti servizi del catalogo
multimediale delle TLC allora quali saranno le nuove forme di garanzie
e di trasparenza oggi acquisite nel mondo della Tv tradizionale ( proprietà, anti trust, autonomia e indipendenza ecc) ? Infine si pone
un problema di linguaggio: è evidente che il fatto stesso di
combinarla con servizi di telecomunicazione trasforma radicalmente
l'idea stessa di Tv, sia nelle forme che nei contenuti. Basti pensare
alle modalità di fruizione della Tv on demand, che già oggi corrodono
ogni idea di palinsesto generalista, o alle nuove forme di
riconfigurazione dei formati grazie ai sistemi di memorizzazione e ri
editing dei nuovi decoder con hard disk.
L'emergere di nuovi linguaggi, e la pervasività di nuovi stili
narrativi, anche qui pensiamo ad esempio a tutti i reality come già
prefigurino i canali tribù, dove il flusso prevale sul contenuto, ci
pone questioni rilevanti nella capacità di stare in questo nuovo
flusso di comunicazione, di quale presidio professionale immaginare
per queste nuove macchine della parola. Solo nuove figure
professionali, in grado di interferire con la potenza dei nuovi
linguaggi e delle nuove forme tecnologiche possono assicurare la piena
autonomia delle comunità.Su questo terreno si gioca la nuova battaglia
della comunicazione che ridiventa uno dei capitolo della millenaria
contesa fra uomo e macchina. Ultimo dato che vorrei segnalare riguarda
l'evanescenza, in questo contesto, della Tv nazione. ossia di un
sistema televisivo che si giustifica solo nei confini di una sola
nazione.Fino ad ora la Tv, grazie a limiti normativi e di linguaggio,
era stata identificata con la comunità nazionale. da tempo questi
limiti sono stati frantumati da una pressione transnazionale: formati,
personaggi, modelli e palinsesti, hanno scavalcato ogni frontiera,
così come accadde al cinema a cavallo delle due guerre.già oggi in
parecchi paesi- Belgio, Spagna,Germania, Inghilterra, Svezia,
Finlandia-la contesa si gioca fra emittenti locali e gruppi
multinazionali. In italia il solito bubbone Berlusconi, sta mascherando
questa nuova eventualità, e ci schiaccia in una visione autarchica e
provinciale.Ragioniamo invece su un futuro che vedrà grandi gruppi
internazionali, frutto di combinazioni fra società televisive e
company di Tlc, che punteranno a diventare centrali in vari mercati
locali.Anche questo scenario ci pone nuovi problemi di competizione,
autonomia, e sovranità comunicativa.In questa logica il rilancio di
strategie espansive di aziende nazionali, come ad esempio i servizi
pubblici, possono ritrovare un senso non puramente pedagogico: il
servizio pubblico può diventare lo strumento di un protagonismo di
paesi che rischiano di essere solo consumatori sul mercato della
conversione digitale della TV.


