di Giovanna Rossiello
L'esame del contratto di servizio, che definisce la missione di servizio pubblico offre spunti interessanti per elaborare una nuova organizzazione del lavoro. Con una riorganizzazione del lavoro più capillare, in rete e non segmentata come accade oggi, il richiamo alla libertà, al pluralismo, alla obiettività, alla completezza e alla imparzialità e correttezza dell'informazione, e la promozione della cultura, l'istruzione e la garanzia di servizi di utilità sociale - così come scritto nell'articolo 1 del contratto di servizio- possono diventare obiettivi possibili.
Lavorare in rete con il continuo contributo di numerosi interlocutori - fonti primarie di notizie diverse dalle Agenzie, ma riconosciuti e riconoscibili per il lavoro nel territorio - arricchisce di idee e contenuti una informazione che oggi soffre per il fatto che vengono frustrate e spente le "dissomiglianze ". A cominciare dall'offerta del Servizio Pubblico.
La scommessa del Servizio Pubblico è proprio quella di permettere agli utenti che pagano il canone di essere sempre più autonomi nella navigazione tra le notizie di maggiore interesse personale. Insomma, per il singolo utente dovrà essere sempre più facile organizzare il proprio palinsesto.
Il futuro auspicabile sarà quello di una Rai in grado di trasmettere informazioni sempre più capillari prodotte da giornalisti protagonisti e "snodi" fondamentali della rete di informazioni creata con una miriade di soggetti fonte di notizie .
Il Contratto di Servizio stabilisce i doveri del Servizio Pubblico Radiotelevisivo nei confronti dello Stato e dei cittadini, doveri - a nostro avviso - troppo spesso disattesi nella programmazione Rai.
Il Contratto dovrebbe diventare un vero e proprio contratto con i cittadini sull’informazione.
Di violazioni del Contratto ce ne sono tante. A cominciare dall'impegno "a rispettare e soddisfare le esigenze degli utenti tenendo conto dei diversi orientamenti , opinioni e gusti ". Per non parlare " dell'assicurazione sulla correttezza dei comportamenti, …….evitando scene o espressioni volgari o di cattivo gusto " come scritto nel Contratto di Servizio.
Il Contratto prevede anche strumenti di controllo diversi dall' Auditel. Così appare il sistema di "verifica interna" "l'apposito centro d'ascolto" e la commissione paritetica " della quale si indica la composizione : sei membri di cui due di nomina ministeriale, due di provenienza Rai e due scelti dal Consiglio Nazionale Utenti , organismo previsto dalla legge istitutiva dell'Authority sulle comunicazioni.
Non si tratta di auspici ma di prescrizioni vere e proprie:" questi meccanismi vanno avviati entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente Contratto". Lo stesso articolo 2 prevede la pubblicizzazione di un centro di ascolto. Ma il rapporto con gli utenti non sembra esistere. Su questo punto ci sarebbe da lavorare con trasparenza e rigore. Per capire meglio le esigenze dei cittadini forse è necessario utilizzare oltre all'Auditel, gli strumenti a disposizione come il Qualitel, il " misuratore di qualità" dei programmi percepita dai telespettatori.
Senza scomodare la monarchia inglese, viene da sé un confronto con il sistema di verifica del gradimento dei programmi della Bbc che ha studiato un sistema per coinvolgere i cittadini nell’elaborazione dei programmi con forum di discussione, gruppi di ascolto che esprimono la loro opinione sulle iniziative editoriali.
Il problema in Italia sta proprio nella mancanza di controlli e di sanzioni per cambiare rotta ogni volta che è necessario.
La commissione di vigilanza, l'autorità delle telecomunicazioni esistono per questo ma il loro peso reale di controllo è tutto da consolidare . Il controllo sull'applicazione del Contratto di Servizio può aprire la strada ad un nuovo modo di pensare e rispettare il Servizio Pubblico.
Anche la Rai potrebbe/dovrebbe adottare forme di partecipazioni simili a quelle della BBC. Forme di partecipazione sono infatti previste anche nel nostro Contratto di Servizio, tant'è che per quanto riguarda la stesura di un documento sulla programmazione sociale della Rai era stata creata una Sede di Confronto Permanente tra Rai, Consiglio Nazionale Utenti e, associazioni del Terzo Settore, del volontariato e dei consumatori. L'attuale Contratto invece di rendere più incisiva la collaborazione Rai - Terzo settore l'ha semplicemente cancellata. Tanto che il Forum si è rivolto alla commissione di vigilanza perché difenda l'idea di un Servizio Pubblico capace di dar voce ad una pluralità di soggetti.
Nel Contratto di Servizio della Rai si afferma la missione sociale del servizio pubblico ma bisogna vedere il peso che il sociale ha come strategia informativa nei confronti degli altri settori dell'informazione.
Il Contratto di Servizio scade alla fine del 2005 e oggi più che mai c'è bisogno di iniziative comuni da parte di tutti coloro che sostengono la necessità di un'informazione pluralista in grado di superare la somma di tante verità parziali che negli anni hanno costruito l'identità delle tre reti.
Nell’art.1 sta scritto: ” le parti riconoscono quali compiti prioritari del Servizio Pubblico Radiotelevisivo: garantire la libertà , il pluralismo, l’obiettività, la completezza , l’imparzialità e la correttezza dell’informazione; favorire la crescita civile e il progresso sociale, promuovere la cultura , l’istruzione e la lingua italiana, garantire servizi di utilità sociale.
Visto che scade nel dicembre 2005, è arrivato il momento di coinvolgere alla stesura del nuovo Contratto di Servizio chi è impegnato tutti i giorni nell'aspro terreno della giustizia sociale, dell'integrazione in ogni parte del mondo dove ci sono situazioni conflittuali. Parlo del mondo dell'associazionismo, della Tavola della Pace, del Forum del Terzo Settore, del Redattore Sociale che più di tutti in questi anni sono stati attenti alla comunicazione sociale prevista dalla mission sociale della Rai .
Nel Contratto di Servizio attuale sta scritto che “ la Rai si impegna ad offrire un’ampia gamma di programmi televisivi, radiofonici e multimediali , diretti alla totalità degli utenti". Ma troppi in questi anni sono stati gli appuntamenti mancati con le dirette, con l'informazione negata , come ci ricorda uno studio dell'Osservatorio sulle crisi dimenticate - a cura di Medici senza Frontiere e dell'Osservatorio di Pavia - che denuncia "la sconcertante indifferenza dei Tg italiani sulla crisi alimentare in Niger: nei mesi di luglio e agosto 2005 i notiziari di punta hanno dedicato a questa emergenza : 19 minuti contro le undici ore e 35 minuti dedicati a notizie di gossip e vip, contro le 7 ore e 22 minuti dedicati al delitto di Brescia .
Ecco credo che garantire la presenza, nella Sede di Confronto di Torino, dei rappresentanti della Tavola per la Pace e del Forum del Terzo Settore, del Redattore Sociale, - per citare i protagonisti più importanti delle realtà associative impegnate socialmente nel territorio - per le istanze che affrontano , possa essere un contributo essenziale al nuovo Contratto di Servizio della Rai e la garanzia che questo sia applicato con lealtà nei confronti dei cittadini.
Una cosa sono le gare di solidarietà per raccogliere fondi nel caso di emergenze, un 'altra cosa è l'informazione per costruire una cultura della solidarietà, della partecipazione, per dare cittadinanza ai nuovi e vecchi diritti che stanno cambiando l'Europa e il mondo.
Tornando alle contraddizioni nel Contratto di Servizio l'articolo 6 riguarda la tutela dello sviluppo psichico , fisico e morale dei minori non solo nella fascia oraria dedicata a loro , ma anche negli spazi di "visione familiare" tra le 7 e le 22,30. Ma è sotto gli occhi di tutti il fatto che la pubblicità infarcisce i programmi dedicati ai bambini e ragazzi. E' una pubblicità a loro misura ma per questo inquietante. Ci si preoccupa della pornografia che minaccia le menti dei nostri bambini ma non ci si accorge che i nostri bambini assorbono quantità sterminate di un'altra pornografia che è la pubblicità che li trasforma in consumatori e distorce ogni idea del bene comune, e distorce le scale dei valori della vita.
In futuro molto può cambiare. Da qui la spinta anche per un cambiamento in Rai.


