venerdì, 27 gennaio 2006

Il sistema di radiodiffusione pubblica negli stati membri  è direttamente collegato alle esigenze democratiche, sociali e culturali di ogni società,nonché all’esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione

(Protocollo al trattato di Amsterdam dell'Unione Europea 1997)

Perché un’azienda con 1700 giornalisti, la Rai, dipende per l’approvvigionamento delle  sue informazioni  primarie da un’altra di soli 600, l’Ansa?

 E’ la banalità  di questa domanda che ci fa ben vedere il solco  lungo cui  vogliamo lavorare: natura e meccanismi del processo di produzione delle news in RAI.

Ma oggi, quale informazione fa la Rai?

Le non notizie sono ormai il pane quotidiano . Assistiamo ad una grave  subordinazione delle ragioni stesse della nostra professione a gerarchie di informazioni ed informatori estranei ad una logica realmente professionale, a cominciare da un’ossessiva ambizione a inseguire l’Auditel.  Quali informazioni deve dare il servizio pubblico?  Tutte, rispondiamo con forza e decisione. Con quale criteri: l’attualità reale, l’utilità sociale, l’autonomia della selezione. Sono  questi i tre paletti che vorremmo   sempre nelle nostre redazioni.

Anche la moda, anche lo spettacolo, anche il gossip possono entrare a pieno diritto nel servizio pubblico informativo, a condizione che siano raccontati, analizzati, illustrati, perfino esibiti, ma sempre con un punto di vista critico, di chi vi ricerchi un senso e non un pretesto di immagine.

Per rendere competitiva e trasparente l’informazione del servizio pubblico il primo passo è l’innovazione di processo, prima ancora che di quella di prodotto. In questa fase il come fare  è  tanto importante quanto il cosa fare.

La modernizzazione del ciclo produttivo dell’informazione è il buco nero in cui rischia di cadere l’intero sistema radiotelevisivo italiano. In particolar modo,  il suo segmento pubblico. Recuperare questo ritardo è il primo punto della nostra missione pubblica. Per  questo è indispensabile dare un nuovo volto al modello giornalistico dell’azienda, riconfigurando lo schema  a canne d’organo che  segmenta e paralizza i  1.700 giornalisti della Rai, rendendoli tributari di altre fonti giornalistiche.

Il nostro obbiettivo è: riposizionare la Rai al centro del mercato della comunicazione veloce, perché è lì che si gioca la partita dell’autonomia e dello sviluppo del sistema paese . Una Rai che sia agenzia di senso  del flusso informativo  globale. Che insieme alla capacità di costituirsi in fonte primaria, si ponga anche come una grande fabbrica di contestualizzazione  delle notizie, uno strumento di formazione del punto di vista italiana nel mondo e sul mondo.

Questo implica una completa ri modulazione del sistema produttivo delle news  radiotelevisive: nuova procedure, nuove figure professionali, nuovi sistemi di business, che  permettano all’azienda di rispondere alle nuove domande di committenza locale.

Un’informazione di senso,  news e analisi, ha bisogno di un contesto  di senso, di formule e linguaggi che possano parlare al paese nella sua interezza .Per questo, forzando i limiti della nostra esperienza professionale, ci spingiamo a ritenere essenziale  per un servizio pubblico moderno anche  un’ offerta generalista. 

Ma chiediamoci pure:serve ancora il servizio pubblico? Meglio ancora : serve ancora l’offerta di contenuti  televisivi e radiofonici organizzati da aziende pubbliche?

C’è chi ritiene che l’intervento pubblico- utile nel passato , nella fase nascente di una funzione ancora costosa e limitata - ora che  i costi di produzione tendono a calare e le risorse trasmissive a moltiplicarsi, non serva più.

Noi siamo  invece per un sì rinnovato a un qualificato intervento  pubblico nel settore radiotelevisivo. Un intervento che  sia oggi  improntato allo sviluppo del sistema  multimediale, alla liberalizzazione delle opportunità di ogni singolo soggetto, alla trasparenza dei linguaggi, e come antidoto ai nuovi rischi di prevaricazione da parte di oligopoli incombenti, nazionali ed esteri.

Quando rivendichiamo  un nuovo protagonismo dell’intervento pubblico, pensiamo ad un soggetto  innovativo, perché  liberato dal soffocante abbraccio di un politicantismo che si sostituisce ad una  buona politica, rispettosa dei confini professionali e degli interessi comuni.

Vogliamo, noi per primi, ripensare tutto: numero dei canali, offerta e processi produttivi. L’offerta così com’è oggi  non risponde, infatti, più a nessun criterio, tanto meno quello di servizio, per di più pubblico.  Va sbaraccata completamente l’organizzazione tripartita, pensata a metà degli anni Settanta, e rivisitata più volte, fino a costruire un ibrido indefinibile professionalmente,  funzionale solo a rendere incerta la responsabilità, e sicure le carriere.

Almeno una Tv per la nazione multiculturale

Raccogliamo per questo la sfida della modernità. Non consideriamo un cedimento il confronto con i nuovi scenari. Proviamo ad immaginare cosa potrà  accadere in un futuro dove- e i comportamenti dei nostri competitori privati  bene lo illustrano-  si   sminuzzeranno palinsesti, prodotti,  identità, per commercializzare singolarmente diritti, servizi, programmi, personaggi? In questo scenario  prossimo venturo non sarebbe utile che accanto a chi, legittimamente, intende prosperare con le nuove opportunità del mercato,ci sia comunque chi  debba farsi carico di una ricomposizione della comunità nazionale,  alla quale si proponga almeno un luogo dove si  possano mescolare informazione, narrazioni e linguaggi che non si comprano, che non si targetizzano, che non si conoscono ? Dove si possa ridurre sia la discriminazione di censo, sempre in agguato nella società affluente di comunicazione, fra chi può comprare il meglio e chi no. E ,  si possa anche sventare il rischio di un impoverimento da abbondanza, dove si  rimanga  recintati, isolati,   nell’ambito dei propri menù. Una Tv  juke box, dove il pubblico si  aggreghi solo per gusti tribali,  rigidi, separati.Dove non ci contamina e non ci mescola. Un triste modo per superare la Tv generalista. Triste e pericoloso per l’integrazione sociale  stessa, come i conflitti che divampano nelle città del mondo ci insegnano tutti i giorni.

Trasparenza e potenza dell’informazione, dunque, ma anche , socializzazione e dialettica dei linguaggi. E’ questa la TV che ci piace come giornalisti del servizio pubblico. Una Tv che crediamo utile , non certo esaustiva, per il paese.Anzi  stimolatrice di altre esperienze, di altre soluzioni. Adulta e non protetta,  capace immediatamente, di correggere,per aggiunta e non certo per sottrazione, il mercato  che non si dovesse innovare.

E’ la televisione della sussidiarietà sociale. Un modo di essere al servizio  della comunità e non dello stato. Tanto meno della politica.

L'Europa un progetto editoriale

Diciamo un servizio pubblico dolce, dove depositare la memoria di sé, per raccontarla  infinite volte, e in forme diverse.. Un luogo capace di  intrecciare le molteplici identità che stiamo via via assumendo. Poiché siamo al contempo cittadini di comuni, di regioni sempre più autonome, del nostro Stato e dell'Europa.

Per consolidare l’idea di Europa, inoltre, il servizio pubblico può essere quella base materiale che fu la Ceca per i sogni di de Gasperi e Schumann : un mix di interessi e convergenze su cui costruire una cultura della comunità. L’ Europa è l’ambito in cui può diventare plausibile un progetto culturale e industriale  nel campo della comunicazione. Lo è stato per i telefonini di Nokia o per i servizi mobili di Vodafone.Si tratta di  vedere la TV come una specificità europea, un terreno dove, a differenza che negli Usa, sono i contenuti e determinare le forme e le tecnologie. Questa è la grande battaglia.

Un progetto europeo come quello delineato risulterebbe, inoltre, coerente con i nuovi scenari internazionali, dove  anche per le news si disegnano strategie di forte centralizzazione, come appare evidente dalle decisioni adottate dal gruppo Murdoch. Come giornalisti non possiamo non percepire come centrale il rapporto fra le soluzioni nazionali ed europea e i trends globali, per ritrovare le ragioni di una vera competizione di servizio, ossia di un protagonismo  professionale che permetta al sistema paese di  competere con tutte le sue filiere d’interessi sul mercato globale.

 L'informazione del servizio pubblico: più competenti, più trasparenti

Il dibattito avviatosi sul destino della Rai troppe volte  ha risentito della mancanza di un  quadro di riferimento internazionale. Troppo spesso si  è discusso infatti di un  servizio pubblico  inteso come una delle categorie del sistema politico nazionale , e non come uno dei punti più esposto alla competitività internazionale del sistema industriale interno.

Solo infatti  valutando i nuovi processi di moltiplicazioni delle piattaforme  e di centralizzazione delle fonti produttive, possiamo  comprendere quale  asset    possa rappresentare la massa critica della Rai per un paese che non voglia rimanere subalterno sul decisivo mercato dell’informazione multimediale. 

 Pensiamo solo  alla possibilità di orientare i nuovi mercati della telefonia mobile, o di non subire passivamente l’evoluzione dei comportamenti  sociali che la trasformazione dei consumi  audiovisivi nelle forme  on demand  determinano nei target più giovani e dinamici.

Torna qui il binomio competitività e trasparenza. Anzi competitivi perché trasparenti. Crediamo , infatti,che non noi, non la nostra categoria, ma il paese, la comunità  nazionale che con l’informazione lavora e compete, abbiano bisogno di certezze  di fronte all’ingigantirsi del ruolo della comunicazione. Ci convince , in questo, il modello americano, dove ruoli, funzioni, e professionalità, sono saldamente  ancorati ad obblighi di legge, a norme che impongono come un dovere- vedi il comunication act- la trasparenza, l’autonomia, la buona fede professionale. L’informazione è cosa troppo importante per lasciarla alle opportunità degli equilibri elettorali. Ma  è pur sempre un mestiere troppo complesso e delicato per escluderne  giornalisti ed utenti dalla sua architettura. Noi vogliamo esserci: competenti e trasparenti.

Naturalmente da quanto esposto sinora,  si deduce che non è indifferente – per la  realizzazione della missione -  quale sia la struttura e la “proprietà” della Rai. Se assumiamo come punto fondante della missione,  la libertà di informazione e per questa la ricerca “dell’eccellenza”, ci dobbiamo interrogare su quale tipo di struttura possa essere più idonea a raggiungere tale obiettivo,  senza dimenticare, come è giusto che sia per un gruppo dirigente, di porre il problema delle risorse. E’ del tutto evidente che non è ipotizzabile un livello del canone sufficiente a garantire da solo le risorse di un’azienda dalle dimensioni di quella attuale. Del resto, le stesse direttive europee impongono una rimodulazione della struttura dei costi, delle risorse e delle attività.  Un’operazione senza dubbio complessa, ma che se realizzata non per singoli comparti e strutture, ma attraversando l’intera offerta, può avere il pregio di ridare la necessaria visione globale e unitaria al servizio pubblico riformato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: schienadritta alle ore 17:47 | Permalink | commenti (21)
Commenti
#1    30 Gennaio 2006 - 18:31
 
30 Gennaio 2006
A DanielaTagliafico e a tutte le giornaliste Rai per la difesa e la rifondazione del servizio pubblico

Il Collettivo Bellaciao della GB insieme agli altri Collettivi Bellaciao presenti nel mondo (si veda www.bellaciao.org ) ha proposto un workshop dal titolo
“Controllo dell’informazione e libertà di espressione: la lezione italiana” e la proiezione del film “Viva Zapatero” nell'ambito del Social Forum Europeo di Atene che si terrà dal 4 al 7 maggio di quest'anno.

L'argomento che proponiamo ci sta molto a cuore e riteniamo che sia di grande interesse, e monito per l'Europa tutta.

Vorremmo poter avere la presenza di Sabina Guzzanti alla proiezione del film mentre pensiamo di invitare al seminario Giuliana Sgrena, brava giornalista impegnata nel racconto delle verità scomode e pericolose rispetto ad una guerra fondata sulla menzogna, Rossana Rossanda, cacciata dal partito per aver voluto scrivere parole in libertà nella meravigliosa ormai quarantennale avventura del Manifesto e Daniela Tagliafico dimessasi per denunciare le interferenze del potere politico sull’informazione e altre giornaliste impegnate a difendere la Rai come servizio pubblico

Perché stiamo pensando a interventi di donne in un seminario per uomini e donne? Perchè vorremmo proporre una iniziativa trasversale collegata alla rete delle donne e a quella della guerra oltre a quella dei diritti e delle libertà negate dalle politiche “antiterroristiche” dei poteri del mondo

Questa lettera è un appello e un invito ad organizzare l’iniziativa insieme a noi e a parteciparci. Siamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento

Un caro saluto,
il Collettivo Bellaciao della Gran Bretagna
contatto bellaciao@riseup.net


Il collettivo Bellaciao in Gran Bretagna nasce dall'esigenza di mettere in relazione donne e uomini di origine italiana, residenti temporaneamente o stabilmente in questo paese, che desiderano mantenere vivo il contatto con la politica e con la cultura politica di sinistra del paese d'origine.
Alcuni di noi sono iscritti a partiti della sinistra italiana, altri sono simpatizzanti, altri ancora non si riconoscono in nessun partito in particolare.
Quello che ci accomuna è l'avere 'il cuore a sinistra', il credere nei valori e negli ideali della sinistra e l'aver voglia di impegnarci a lavorare per salvaguardarli e diffonderli tra i concittadini che vivono all'estero, in particolare in prospettiva dei prossimi importanti appuntamenti politici.
Ciascuno di noi proviene da esperienze politiche diverse, ma tutti noi cerchiamo, seppur in varia misura e con modalità differenti, di contribuire anche alla vita politica del paese che ci ospita.
Crediamo nella possibilità di dare una prospettiva europea alla nostra esperienza coniugando il meglio delle realtà politiche con cui ci operiamo.

ps: E’ molto importante che le adesioni e la conferma della partcipazione ci arrivino entro la fine di febbraio in modo da poterle portare alla riunione preparatoria del Social Forum di Francooforte Contattare bellaciao@riseup.net

utente anonimo

#2    01 Febbraio 2006 - 15:34
 
Cari amici,
vi seguo da anni ma ultimamente mi capita di guardare sempre meno la tv.
I motivi? alla mancanza di tempo dovuta alla frenetica vita odierna si aggiunge il disinteresse sempre più marcato per i programmi, la loro impostazione ed il loro contenuto.
Stiamo assistendo ad un impoverimento generale delle trasmissioni compresi i TG a vantaggio di programmi cd. di " intrattenimento " che ci propinano solo veline ed attori.
La RAI che ai suoi inizi FECE GLI ITALIANI con programmi d'informazione, cultura, sport e VERO spettacolo è ormai solo un ricordo....
CAMBIATE ROTTA PRIMA CHE MILIONI DI ITALIANI DIVENTINO PERSONE LA CUI UNICA ASPIRAZIONE SIA ENTRARE NELLA CASA DEL GRANDE FRATELLO!!!!
utente anonimo

#3    02 Febbraio 2006 - 16:36
 
Ma perchè non postate più spesso?? Siete tantissimi e non riuscite a mettere almeno una notizia al giorno eppure penso che ci sia molto da dire.
Pensavo di trovare molte più cose. Evidentemente le cose per voi stanno bene così e tutto va nel verso giusto alla Rai, ma per me e per i miei 98 euro appena sborsati per il canone le cose non vanno affatto bene.
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#4    02 Febbraio 2006 - 16:37
 
E se vi fate "fregare" da 600 giornalisti è perchè non vi va di lavorare
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#5    03 Febbraio 2006 - 14:13
 
Evidentemente siete in troppi e costate moltissimo!
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#6    14 Febbraio 2006 - 14:32
 
!C'è un nuovo appello per Beppe giulietti: salvatedeputatogiulietti.ilcannochiale.it passate e firmate!
utente anonimo

#7    27 Febbraio 2006 - 16:15
 
un mese e nessun post...
siete tantissimi, perchè non portate avanti questa ottima iniziativa?

Negative
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#8    27 Febbraio 2006 - 22:35
 
Perché ci sono le elezioni...
utente anonimo

#9    07 Marzo 2006 - 22:30
 
uh...
mi sfugge il nesso tra "ci sono le elezioni" e "nessun post"

Negative
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#10    30 Marzo 2006 - 11:01
 
ma perchè non lo chiudete questa farsa di blog?
siete come le tasse! esistete ma non servite a chi vi paga!
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#11    03 Aprile 2006 - 12:27
 
E ci sarebbe così tanto da dire...
Persino di aggiornare un blog avete paura?
Voi non vi rendete conto della responsabilità che avete, se siamo ridotti come siamo ridotti la colpa è anche vostra e della scarsa informazione, non soltanto della moralità degradata di questo Paese indegno.
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#12    18 Ottobre 2006 - 13:50
 
ibnteressante questo blog ritornero'
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#13    29 Novembre 2006 - 08:09
 
avete fallito anche qui.
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#14    08 Gennaio 2007 - 11:07
 
Perché non avete il bottone dei feed? Vi do un consiglio aggiungetelo.

Un saluto.

Rob.
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#15    27 Gennaio 2007 - 22:19
 
Complimenti x il coraggio che avete avuto nel creare un blog in cui esprimere i vostri dubbi ed esternare le vostre posizioni.
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#16    03 Febbraio 2007 - 09:43
 
il sistema è difficile da scardinare
e forse ancora di più le abitudini
;-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Tisbe

#17    09 Marzo 2007 - 09:44
 
IL BLOG E' STATO CHIUSO DOPO AVER RAGGIUNGO LO SCOPO PREFISSATO, QUELLO DI LIBERARSI DELLA PRESENZA DI MIMUN.
ADDIO A TUTTI.
utente anonimo

#18    14 Marzo 2007 - 17:32
 
Non sapevo la rai avesse cosi tanti giornalisti
utente anonimo

#19    17 Marzo 2007 - 12:36
 
Non è vero, per i giornalisti RAI la fonte primaria è Repubblica.it.
utente anonimo

#20    01 Settembre 2007 - 09:21
 
Il disonorevole mastella vuole bloccare il corso della giustizia che impone a rete4 di essere oscurata. Mastella quindi, si oppone alla legalità e pertanto non può piu' essere ministro della giustizia in italia. Perchè giornali e tv non ne parlano?
utente anonimo

#21    08 Gennaio 2008 - 16:15
 
25 aprile: V-Day!!!
utente anonimo

Commenti

categoria:contributi